Il nuovo rapporto uomo-cavallo? La scienza lo ha scoperto!
La scienza e la conoscenza sono gli unici mezzi che possono aiutarvi acapire meglio il vostro cavallo.
(Malthus Project)

Il cavallo, nonostante viva con l’uomo da millenni non gli si è mai sottomesso del tutto, a causa di certi lati oscuri della sua natura. In effetti il cavallo è un animale molto particolare e paradossalmente ancora sconosciuto. L’uomo, con il suo porsi sempre al centro dell’universo, si pone come priorità di vita il proprio antropocentrismo e dimentica così il rispetto per le altre specie animali. Ma proprio per la sua conclamata intelligenza l’uomo dovrebbe smettere di porsi al centro di ogni cosa e mettersi nelle migliori condizioni per conoscere ciò che lo circonda comprese tutte le altre creature che popolano il nostro pianeta.

In una lettera del 1855 il capo indiano Seathl, della tribù di Duwamish, scriveva ciò al Presidente Usa F.Pierce: "L’uomo bianco deve trattare gli animali come se fossero suoi fratelli. "Se tutti gli animali venissero sterminati, gli uomini morirebbero di solitudine spirituale, perché tutto ciò che succede agli animali può capitare anche agli uomini. Tutte le cose sono poste in relazione tra loro. Tutto ciò che offende la terra, offende anche i figli della terra." Per avere la ragione del cavallo si sono sempre usati metodi violenti espressi in modo più o meno esplicito. Ma negli ultimi tempi, anche nel panorama equestre, si comincia a respirare aria di grossi cambiamenti. Si comincia a pensare che il cavallo è una sofisticata creatura vivente e non un inanimato attrezzo sportivo, si comincia a scoprire la soddisfazione di uscire in passeggiata con lui e vivere emozioni molto profonde. Tutto ciò per merito della scienza, che negli ultimi anni ha fatto degli enormi passi avanti, a cominciare da Konrad Lorenz, il padre dell’Etologia (la disciplina che studia il comportamento degli animali) a Desmond Morris per arrivare a Bino Jacopo Gentili, etologo dei nostri tempi che ha unito la sua grande passione per i cavalli con i suoi approfonditi studi scientifici conducendoci alla vera conoscenza della natura dei cavalli per arrivare ad una corretta comunicazione con loro.

Il cavallo è l’animale che soffre di più al mondo poiché non vive certamente secondo il ritmo e nelle condizioni di vita e di libertà che sono proprie della sua specie. Ma con l’aiuto della scienza si è arrivati a conoscere tutti gli aspetti che possono veramente permettere di intervenire in modo razionale per renderlo accondiscendente all’uomo e non a lui pericolosamente soggiogato.

L’ippica e l’equitazione, sport che si servono di questi animali per le proprie attività, inevitabilmente devono di conseguenza accondiscendere questa importante evoluzione ed apportare in tutti gli ambienti sportivi le metodologie che stanno alla base per una migliore convivenza, nutrizione, cura e ricovero di questo animale. Metodologie che hanno rivoluzionato il rapporto uomo-cavallo dopo lunghi e sofferti studi su questi animali.

Non si tratta dell’usuale vernice animalista che va tanto di moda oggigiorno, ma di una vera conoscenza che può essere appresa da chiunque. Solo la conoscenza evita la paura e la pericolosità.

Questa conoscenza deriva da anni di studi approfonditi sugli equidi fatti dall’eminente etologo Bino Jacopo Gentili, fautore dell’ Equoetologia applicata, la moderna branca scientifica derivata dall’Etologia che, per alcune sue importanti scoperte, è stato insignito dell’Academy Honor nel 1997 (premio Nobel per l’etologia). Per lunghi anni egli ha osservato i cavalli selvaggi americani ed australiani riuscendo così a scoprire molte cose su questi animali come il funzionamento del “Codice di Branco” e i perché delle diverse peculiarità psico-fisiche che li contraddistinguono.

Da qui tutte le rivoluzionarie metodologie di approccio, doma ed addestramento assolutamente efficaci, rapide e incruente che possono essere apprese da chiunque grazie alla loro lineare pianificazione e al loro facile trasferimento ad altri. Ciò è reso possibile perché le metodologie in questione sono tutte riconducibili all’unico sistema di verifica ritenuto valido della scienza, cioè la riproducibilità galileiana.

La comunicazione dei cavalli è basata sull’occhio che è in assoluto il più grande del regno animale. Infatti il cavallo si avvale solo degli occhi per interpretare gli svariati e sottili messaggi corporei espressi dai suoi simili che, uniti alle manifestazioni gerarchiche, agli spostamenti rituali e alle segnalazioni riguardanti gli accadimenti interni ed esterni alla comunità, vanno a comporre tutti gli articoli del sopraccitato "Codice di Branco".
Altri aspetti che caratterizzano il cavallo sono attinenti alle sue abitudini alimentari esclusivamente vegetariane. Un aspetto è racchiuso in questo percorso logico: dato che il cavallo non mangia nessun essere vivente, ma basta che abbassi la testa al suolo per potersi nutrire a volontà, non è dotato di un senso del futuro. La mancanza di ciò conduce il cavallo a non pensare in modo decimale, cioè con analitica progressione, tipica dei predatori, incluso l’uomo, ma per coordinate binarie, cioè servendosi della retro comparazione. In altre parole, per elaborare i dati che gli pervengono alla mente, il cavallo può solamente confrontarli con quanto di analogo giace nella sua vasta memoria che è composta di due parti: in una vi sono archiviati i dato "buoni" e nell’ altra i "cattivi". Se il dato appreso nell’immediato presente somiglia a quelli riconosciuti come buoni orchestra un tipo di reazione, se, invece, somiglia a etichettati in precedenza come "cattivi", ne mette in scena una diametralmente opposta. In conclusione il cavallo vive in un passato che si porta continuamente al presente.Tutti i predatori posseggono "il senso del futuro" perché prima di poter saziare la loro fame, devono individuare la preda, poi stabilire la strategia di caccia adatta, che spesso comporta lunghe attese e diversi appostamenti e, infine, tentare la cattura. La caccia richiede una progettazione proiettata nel tempo, pascolare no.

Altro aspetto che fa trarre un’importante deduzione proprio in virtù del fatto di non mangiare animali, è che il cavallo è portato a dare più importanza ai comportamenti che alle forme fisiche di chi li interpreta. Quindi nessun comportamento gli da fiducia come quelli recitati da un suo eguale, e gliene infondono molta di più quelli espressi dallo stallone dominante, adibito alla guida e alla protezione del branco, quindi in astratto di tutti i cavalli. Seppure i cavalli domestici sono lontani dal loro contesto naturale da parecchie migliaia di anni, in loro albergano ancora intatte tutte le caratteristiche e tutti gli articoli del "Codice di Branco", ravvisabili negli equidi selvatici.

Le metodologie del Prof.Gentili, che portano a contattare ed utilizzare il cavallo nel migliore dei modi derivano dall’impiego pratico della sua teoria fondamentale, delle sottoleggi che ne sono seguite e di molte altre scoperte riconducibili ad esse. Tutte hanno consentito di capovolgere completamente l’idea di dominazione violenta ed impaurente nell’interagire con il nobile animale.

Da qui nasce veramente il nuovo rapporto con il cavallo che crea inevitabilmente un mondo migliore per l’animale e soprattutto per chi desidera veramente vivere emozioni profonde con lui ed apprezzare il suo modo di amare e farsi conoscere.

Malthus Project - Per informazioni vi preghiamo di consultare: www.imprintinghorse.com